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Care amiche, cari amici, care compagne e cari compagni, spero perdonerete un po’ di emozione. E’ il mio primo intervento ad un Congresso del partito e dunque c’è un po’ di tensione. Io sono iscritto a questo partito da molti anni. A dire il vero non so nemmeno da quanti esattamente, poiché da ragazzo, quando ancora non ero pronto per l’ impegno politico, mio padre, che tutti voi conoscete, mi faceva la tessera senza dirmelo. L’emozione è sicuramente attenuata dall’orgoglio: l’orgoglio di essere qui oggi di fronte a tutti voi. L’orgoglio di fare parte attivamente di una grande forza politica democratica, la cui pluralità è dimostrata dal vivace dibattito che stiamo svolgendo. Questo mio primo intervento avviene in un momento importante e significativo per il nostro Partito e per il Paese. Il nostro partito governa in questa Città e si appresta ad affrontare le imminenti elezioni amministrative presentando un progetto ambizioso come la lista unitaria dell’Ulivo con gli amici della Margherita. Ma il partito partecipa anche al governo della Provincia, della Regione, ed è da meno di un anno anche al Governo nazionale. Il nostro Partito, dunque, non solo governa nel Paese a tutti i livelli, ma a livello nazionale, in quanto partito di maggioranza relativa della coalizione di Governo, si è assunto l’onere di mediare, di fungere da collegamento tra le diverse anime della numerosa compagine dell’Unione, che non sempre è in grado di operare la necessaria sintesi delle differenti idee che in essa convivono. Si tratta di un compito difficile, reso quasi impossibile da un complicato quadro politico derivante dalla sciagurata legge elettorale voluta dal centro destra col preciso obiettivo di rendere ingovernabile il Paese. Proprio l’importanza di questo compito mi rende orgoglioso di essere qui oggi con voi tutti. L’Italia tutta sta cercando di superare il difficile lascito di 5 anni di governo delle destre, che ha frammentato la società ed il quadro politico, imponendo una cultura individualistica e non rispettosa delle regole. Incitando all’evasione fiscale con le parole e con i fatti, proponendo riforme classiste come quella della scuola, ed imponendo leggi fatte su misura per gli interessi di pochi contro i diritti di tutti. L’Italia fatica a rompere col passato, fatica a proporre un pensiero nuovo, fatica ad individuare un progetto complessivo di sviluppo. Un progetto che ai cambiamenti in atto risponda in modo adeguatamente complesso. L’Italia deve diventare un paese moderno: un paese che tuteli i cittadini consumatori e ne promuova i diritti e la consapevolezza. Un paese che favorisca l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne e che dia più sicurezza a chi già lavora, dotandosi di strumenti nuovi e passando dalla tutela del lavoro a quella dei lavoratori. Un paese dove scuola e ricerca diventino elementi fondamentali di sviluppo e ricchezza per il futuro, per formare i nostri giovani e dotarli degli strumenti per confrontarsi con successo con i loro coetanei in tutto il pianeta. Un paese che sta si sta trasformando da paese di emigranti a società multietnica e multiculturale.
Tutto ciò impone l’elaborazione di un nuovo pensiero e dunque di un nuovo soggetto politico che sappia interpretare queste esigenze, andando oltre gli stereotipi degli schieramenti del secolo scorso. Questo soggetto può nascere dall’incontro tra le tradizioni riformiste italiane, passando per le diverse culture, socialista, cattolico democratica ed ambientalista che si uniscono per confrontarsi, fondando il Partito Democratico. Questo processo di unificazione, avviene in Italia con un ritardo dovuto al ventennio fascista ed al successivo conflitto tra i due sistemi ideologici rappresentati da PCI e DC. Si tratta di un processo maturo per essere realizzato in quanto già lungamente praticato e sperimentato in tantissime amministrazioni locali come la nostra, dove Democratici di Sinistra e Margherita lavorano e governano insieme da anni ed hanno già superato nei fatti quanto auspicabilmente si andrà a formalizzare in un futuro che io spero prossimo. Queste due grandi forze del riformismo, unite assieme ad altre che vorranno incontrarle, devono porsi l’obiettivo del rinnovamento del panorama politico, devono farsi promotrici di quelle riforme istituzionali di cui l’Italia ha bisogno, nel segno della modernizzazione dello Stato. Devono rilanciare il confronto su questi temi con l’opposizione, lasciandosi finalmente alle spalle la stagione delle riforme a maggioranza, le quali, proprio perché non condivise, hanno finito per rappresentare degli ostacoli al rinnovamento. La stessa riforma della legge elettorale, così come sollecitata dal Presidente del consiglio Prodi, deve avvenire all’interno di un contesto di condivisione e di mediazione, per fare scelte, quali che siano, che portino all’accettazione di un quadro di regole di base per gestire in modo più sereno le competizioni elettorali che verranno. In Francia e Spagna i due partiti maggiori raggiungono il 70% circa dei consensi. In Spagna addirittura l’80%. In Italia sono circa al 40%. Anche per questo e per le riforme future serve il Partito Democratico. Un grande Partito, forte, che guidi una coalizione che anche in questi giorni ha dato prova della sua debolezza, frutto della sua eterogeneità. Un partito che guardi avanti e superi la pericolosa tendenza della politica a camminare con la testa voltata indietro. Un partito che ripudi la guerra, ma con la consapevolezza che non basta dire un semplice no per interrompere la spirale di violenza che attanaglia intere aree del pianeta, e che si batta invece per costruire con la politica e la diplomazia, giorno dopo giorno, piccoli passi di speranza per l'umanità intera. Un partito che creda in uno stato laico, per l’affermazione dei diritti civili, che riconosca i diritti delle fedi e delle culture e che affermi il valore dei diritti delle persone, omosessuali ed eterosessuali, che vivono nelle unioni di fatto. Guardate, noi corriamo un grande rischio se non daremo corso a questo progetto. E dico noi riferendomi non solo al nostro partito ma soprattutto al Paese. Il rischio che corriamo è quello di consegnare il governo del paese in modo permanente alle destre. La destra italiana è una destra populista, guidata da un leader portatore di un immenso conflitto di interessi, del quale spero il governo Prodi si occupi quanto prima. Una destra che propone un modello individualista e darwinista della società, in cui vige non la legge del più bravo, del più preparato, ma quella del più forte. Insomma non una destra moderna e conservatrice come per esempio quella tedesca. E corriamo questo rischio perché mi pare evidente che così com’è, il centro sinistra fatichi a mantenere salda la barra del timone della governabilità. Compagni questo è un passaggio cruciale che richiede una forza politica di vasto consenso elettorale, di robuste radici sociali ed una classe dirigente rinnovata che si attrezzi per guidare l’Italia. Un ultimo breve riferimento alle altre due mozioni ed una richiesta ai compagni che le sostengono: negli incontri di presentazione che ho seguito, ho sempre sentito i compagni delle altre mozioni criticare i contenuti della mozione Fassino. Non ho mai sentito parlare di visioni del futuro, di progetti. Ecco, mi piacerebbe davvero conoscerli. Grazie
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